Una domanda che spesso gli uomini di fede (tanto quanto gli atei) si pongono è: perché i prepotenti sembrano avere successo, tutto dalla vita, mentre gli umili, i devoti a Dio, vivono spesso in condizioni precarie e di sofferenza? Quante volte abbiamo sperimentato questo, nella nostra vita e nelle notizie attorno a noi? La risposta potrebbe essere che, nella sofferenza, Dio “umilia” gli uomini, ricordandogli di essere entità effimere destinate alla morte, polvere su polvere, come dice la Bibbia, affinché però, attraverso la sofferenza sperimentata (e adeguatamente elaborata) possano poi avvicinarsi ad Esso con la preghiera e la contemplazione.
Nel Salmo 72 dell’Antico Testamento è scritto: «Per poco non inciampavano i miei piedi / per un nulla vacillavano i miei passi / perché ho invidiato i prepotenti / vedendo la prosperità dei malvagi». Ebbene, il Corano (che ricordo deriva dalla stessa linea profetica biblica) ci spiega ancor meglio questo aspetto dicendo che, compito del fedele, non è «tendere gli occhi verso ciò che abbiamo dato in godimento ad alcuni di loro», semplicemente perché anche questa è una decisione di Dio – nella Sua saggezza onnicomprensiva – «al fine di provarli». E’ infatti il Corano stesso a dirci più volte che, i veri devoti – coloro che cercano l’Essenza di Dio pur nel Suo mistero e nella Sua insondabilità – danno indietro ciò che hanno ricevuto per grazia di Dio, fanno la carità, non pongono gli occhi o le attenzioni al gioco e al futile godimento della vita, come dice il Corano, comportandosi bene con il prossimo. Più e più volte è sottolineato questo concetto. I veri fedeli d’amore, dunque, non posano gli occhi sulle ricchezze altrui (i quali saranno appunto provati nella misura delle loro ricchezze), consapevoli di essere sulla strada giusta, sulla strada della «devozione». Il fine ultimo per cui sono stati creati gli uomini, afferma ancora il Corano.
Non dobbiamo smettere di ricordarci che Dio è all’opera, che agisce per il bene finale, di tutta l’umanità, perché ciò che l’umanità è, è essenzialmente ciò che noi, in miniatura, siamo. Non dobbiamo osservare la ricchezza come la sola fonte di bene, e non dobbiamo disprezzare la sofferenza che ci viene come sola fonte di dolore. Tutto, dice infine il Corano, tornerà a Dio, ed Egli ci informerà.
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