Beatitudine in soppressione di coscienza

Beatitudine in soppressione di coscienza

In questi due anni, buona parte della mia formazione spirituale ha attinto, e continua ad attingere, dall’Oriente. E’ infatti (anche) attraverso la lente dell’Oriente che io leggo, rileggo e interpreto, soprattutto il Corano, il Testo sacro di maggior riferimento per me. In questo breve articolo esprimo la mia visione su ciò che diventeremo dopo la morte – attraverso una visione multipla di più tradizioni ed espressioni spirituali – ma soltanto se saremo in grado (pur nella grandissima fatica che richiede tutto ciò) di lasciar andare ciò che ci lega a questa esistenza. Buona lettura.

“Soltanto staccandoci dall’identificazione con il corpo raggiungeremo il Regno; non un luogo materiale, in quanto l’Inconoscibile va oltre l’umana definizione, ma piuttosto l’essenza reale, intramontabile dello spirito. Ogni volta che ti identifichi con l’io, ti dimentichi che quell’io è soltanto un concetto. Ti hanno detto di essere nato, ti dicono che morirai, ti hanno insegnato come la vita dev’essere, senza che tu l’abbia vissuta davvero, libero dal conosciuto, libero di sondare l’insondabile che è colmo di gioia, imparando a percepire senza metterti di fronte – come in una dualità – al percepito. Ciò che tu sei è la Coscienza Universale senza oggetto. Senza il tuo nome temi di non esistere; che la morte ti cancellerà. Sommerso dai sensi, non riesci a osservare che, come disse Nisargadatta: «La mia relativa assenza sarà la mia assoluta presenza». Non ti devi cercare né lassù, a migliaia di chilometri nel vasto spazio, né quaggiù, nella cultura del possesso che è dello spirito la Gehenna. Il Regno è dentro di te. Conoscendoti – diceva il cristiano Gregorio di Nissa – arriverai anche alla conoscenza dell’Assoluto, l’Unica Realtà alla quale tu – inesorabilmente – dovrai ridiventare parte. Non ci può essere due: Dio, con te. Tu non puoi prevaricare il Suo spazio. Il due deve ridiventare ciò che è sempre stato: Uno. Comunque tu Lo chiami, così Esso si manifesta, e allora un poco in questa vita anche tu scorgerLo potrai. Ma non dimenticare: è nella morte – diceva Gesù – che si rinasce vero l’alto. Nella morte fisica o in quella percettiva che ancor di più ci incatena. Ugualmente il Profeta dell’Islam ci disse di «morire prima di morire». Se tu non ti abbandoni a te stesso, Dio non ti può adottare. C’è chi ha usato la parola “annichilimento”; qualcun altro preferisce l’espressione “fondersi nell’Assoluto”. Ma noi siamo lucciole di folgore divina, e diventeremo beatitudine in soppressione di coscienza. Non temere di perderti in questo viaggio di annullamento di sé, perché al momento ultimo scoprirai che in realtà… tu sei stato trovato. O ancor meglio che tu eri, e sei, lì da sempre, nel luogo dove genuinamente, primordialmente vorresti stare. Ciò che noi siamo è un puro zero, nell’immensa luce di un’alba perenne.

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