Perché esistiamo? Qual è il senso del nostro percorso su questa pianeta? E’ tutto tranne che vacuo, futile o destinato al completo annientamento. Noi abbiamo un compito da portare a termine; dobbiamo soltanto ricordarcene, ricominciando a vivere per un esistenza più grande. Perché questo insegna la spiritualità di ogni religione: nel silenzio, e nel viaggio interiore, si può trovare, o quanto meno scorgere, la luminosissima fiamma di Dio che sussiste in ognuno di noi. Noi non siamo soli, anche se spesso ci sentiamo così. La fonte primaria della nostra sofferenza deriva dal fatto che ci sentiamo separati dal resto del mondo. Non è così. Buona lettura.
“Tutto appartiene all’Unità. Ogni cosa è una manifestazione dell’Uno, al quale inevitabilmente si ritorna. Non dire due, non sentirti separato, non creare divisione, non provare conflitto, perché ricorda: un uomo soffre tanto quanto un insetto schiacciato, come un fiore calpestato, come un albero sradicato. Ricordati che il cosmo è più denso di vita di quanto la nostra subdola ossessione materialista con il gessetto insegna. Lo sbrilluccichio dell’oro è il caldo, satanico soffio che spira dai monti dell’inconsistenza. Sacra è la scoperta che compiamo di giorno in giorno, come sacro è il viaggio notturno che compì il Profeta, tanto quello che noi intraprendiamo in cieli stellati fino in fondo alle profonde e più tenebrose radici della nostra esistenza. Non avere paura della morte: l’hai mai davvero conosciuta? Abbandonati fiduciosamente: questo è il vero messaggio religioso. Cadi indietro nelle braccia dell’Eterno. Nell’unità del Tutto innalziamo dunque l’anima in quel luogo dove ogni cosa si fonde in un corale concerto di trombe. E là, propria là, in fondo al pozzo della nostra anima, in silenzio e con pazienza e devozione, troveremo la lucciola, la fiammella, l’atomo finale del nostro percorso lungo le tumultuose rive di questo mondo. Perché noi siamo il mondo, e il mondo si specchia in noi. Non dire due: riconduci te stesso all’Uno primordiale.”
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